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Leggi il diario di viaggio dei ragazzi del Cantiere Ca’ Foscari

giovedì, maggio 9th, 2013

Così, citando il nostro Ippolito Nievo, noi studenti del Cantiere Teatrale Ca’ Foscari vogliamo iniziare il racconto del nostro viaggio all’Università di Tor Vergata con un augurio: che Roma non sia che l’inizio. Nella speranza che questo spettacolo, “Storia filosofica dei secoli futuri”, con cui abbiamo vinto il premio della Fondazione Nievo, e in particolare tutti i nostri prossimi progetti, ci portino a conoscere nuove realtà, dandoci la possibilità di confrontarci con giovani italiani e non, per stimolare una “fioritura pensante” costruttiva e sperimentale.

Siamo partiti in sedici tra vecchie e nuove leve, con l’entusiasmo di una grande famiglia in gita. Abbiamo preso treni, metro, autobus per poi incamminarci anche a piedi lungo sentieri sterrati (da bravi veneziani) fuori dal centro della capitale, in un paesaggio ancora in divenire, dove, tra distese di campi verdi, spuntavano, improvvisamente, il nostro Campus, il Policlinico e il Dipartimento di Lettere di Tor Vergata, che ha ospitato il nostro spettacolo.

Due giorni di sole, buon cibo, grande divertimento e ovviamente di intenso lavoro per adattarsi innanzitutto al nuovo spazio scenico. L’auditorium “Ennio Morricone” si presentava come un ambiente difficile per noi rispetto al teatro di Santa Marta, essendo molto bianco, con un pavimento riflettente in legno, sfornito di reali quinte e con camerini obsoleti. La maggior parte delle prove allora sono state impiegate per riuscire a riprodurre l’ atmosfera del nostro lavoro e per capire come muoversi in uno spazio così diverso.
Cinque ore di prove il primo giorno e ancora tre la mattina successiva.

Alle ore 13 il ritiro del premio – consegnato alla fine di un convegno su Ippolito Nievo dalla Sig.ra Nievo – ci ha visti uscire con una targa da appendere nel nostro teatro, un assegno di finanziamento e una presentazione emozionata e riconoscente della nostra regista/professoressa Elisabetta Brusa.

Lo spettacolo è andato molto bene, soprattutto pensando che il pubblico era estremamente preparato, essendo formato in gran parte dai convegnisti di Nievo, oltre che da alcuni nostri parenti raccolti lungo lo Stivale. Abbiamo incrociato poi parecchi sguardi sbigottiti e divertiti da parte degli studenti romani che ci vedevano correre nei corridoi a piedi nudi con occhi neri e gonne lunghe!

È stata un’esperienza meravigliosa, che ci rimarrà nel cuore; un motivo per confrontarci tra noi e il mondo esterno, che da noi sembrava assorbire quella grande energia sprigionata come se fossimo un unico corpo armonico, lanciato in un movimento dirompente. L’importante non è stato allora il premio, e forse neanche lo spettacolo fine a se stesso, ma è stato lo stare insieme, cosa che ci ha permesso di sviluppare una complicità immediata e spontanea, fatta di un teatro che travalicava il palcoscenico, riproponendosi nel treno del ritorno, dove non a caso ci spostavamo per cercare il contatto con tutti, arrampicati anziché seduti, creando continui spazi scenici e di ascolto … in treno, ma era successo anche nei locali della mensa dove univamo i tavoli alla continua ricerca di coralità, delle espressioni dei volti, di uno spazio aggregativo dove scambiarci le idee, scherzare, invitare chi ci aveva vicino allo spettacolo di Nievo e a tutti gli spettacoli che faremo, offrendogli (felici nel viaggio di ritorno) la pastiera napoletana (fatta dalla mamma di Diego) e coinvolgendo tutti nei nostri giochi: “può mangiare solo chi risponde alle domande sul testo di Tamerlano!(lo spettacolo che faremo a maggio) Prima domanda : qual è la differenza tra sciiti e sunniti?… Lo sciita Tamerlano… ” (prof.ssa Brusa).

Insieme, raccogliendo brandelli di risposte anche da altri viaggiatori, abbiamo superato tutte le prove … e, ancora una volta, abbiamo mangiato insieme.

Non si cerca l’isolamento, ma si sente il bisogno di continuare a parlare di teatro, del futuro, delle nostre idee sul recupero del patrimonio culturale, in un continuo scambio di narrazioni legate alle nostre origini e tradizioni: dal Friuli al Veneto, dalle Marche a San Marino fino in Campania e giù in Calabria. Scambio di dialetti, di inviti per l’estate, di nuove visioni, mentre si abbattono i preconcetti e ci si arricchisce con chi ha interessi e personalità diverse ma sempre vive, insieme come in un unico respiro.
Grazie, caro Rettore Carraro per questa indimenticabile esperienza!
Grazie, Fondazione Nievo per aver stimolato con il prezioso premio tutto questo!
Cantiere Ca’ Foscari

PICCOLA RACCOLTA DELLE MIGLIORI PERLE (…DI VONGOLE…)
“Userò per questo lo stile della verità che è il più breve di tutti”, Ippolito Nievo
Commenti sul Campus di Tor Vergata (c’era divisione tra favorevoli e contrari):
“E’ una cattedrale nel deserto”
“E’ un lager sorridente”
“Mi piace, ci starei perché non devo pulire”
Battuta di contesto sul prossimo spettacolo:
“Ragazzi però abbiamo invaso il vagone!” “Possiamo perché siamo con Tamerlano! ( cioè con Riccardo, il nostro Tamerlano)
Coordinatore del Convegno su Nievo, prof. Caputo
“E ora (dopo il premio e i ringraziamenti) raggiungete il buffet da quella specie di ponte-corridoio che in vostro onore, dato che è pieno di finestre, chiameremo il Ponte dei Sospifferi”