Pubblicazioni

“I Parchi Letterari del Novecento”

a cura di Stanislao Nievo.
Edito da Ricciardi & Associati

La letteratura di fine millennio offre nel nostro paese un campo di vasta ricognizione ambientale e paesaggistica, scenari che i migliori autori del ’900 hanno cantato nelle loro opere.Qui presentiamo 30 di questi autori, ma il numero dei meritevoli è di gran lunga superiore. Se oggi si pensa che un vasto strato di italiani è distaccato dalla consuetudine letteraria o addirittura ignorante della stessa, con la proposta de I Parchi Letterari® si crea una via nuova, per rendere più attraente e lieve l’approccio ai libri di narrativa e poesia.

Queste opere di creazione diretta sono legate da un lato alla bellezza e pregnanza del linguaggio e dall’altro alla conservazione dell’ambiente che le ha ispirate. I Parchi Letterari del ’900 sono un vademecum alla scoperta di tanti noti e ignoti luoghi d’Italia, con annotazioni che allargano la letteratura alle situazioni complementari, affidate alla storia e all’originalità etnologica nei prodotti e nelle tradizioni di cui il nostro paese è così ricco.

“I Parchi Letterari dell’Ottocento”

a cura di Stanislao Nievo.
Edito da Marsilio Editori

I Parchi Letterari® dell’Ottocento raccolgono luoghi e autori tra i più conosciuti della letteratura italiana, da Foscolo a Leopardi, da Manzoni a Nievo, da Verga a D’Annunzio. Siamo linguisticamente figli dell’800, da esso nasce il nostro modo di esprimerci, l’impianto del linguaggio e l’atteggiamento liberare del nostro pensiero.Oltre al commento di autori contemporanei e di critici fra i maggiori di oggi, ai Parchi Letterari® proposti si aggiunge la linea originale di quello che accompagna la miglior memoria dei luoghi narrati. A cominciare dalle caratteristiche territoriali dei Parchi stessi, alla storia, all’artigianato e a ciò che emoziona, luogo per luogo, i cinque sensi a cui affidiamo la nostra attenzione. Sono elementi pratici per iniziare uno studio panoramico o per condurre una visita sul posto, attraverso le sue manifestazioni spettacolari e nascoste.

L’Italia è ricca di perdute bellezze. Questa è una guida a ritrovarne alcune …

“I Parchi Letterari volume I, dal XII al XVI sec.”

a cura di Stanislao Nievo. Edizioni Abete (1990).

“Spesso mi perdo a immaginare la cornice o lo sfondo di tanti memorabili episodi che hanno segnato il corso della storia umana. Qual era, per esempio, tra pascoli, terre a coltura e foreste lo scenario della guerra servile? O di quella punica? Che aspetto aveva il corpo dell’Italia all’interno del quale si svolgevano quei combattimenti? O, invece, trovandomi in una strada di sobborgo congestionata e fragorosa, accecata dai riflessi delle cromature e dei cristalli delle auto, mi viene fatto di pensare che Leopardi non aveva avuto nessuna di queste crude sensazioni, bensì altre e su quelle si intonava la sua voce interiore …Per questo riconoscere le forme antiche e incorrotte, i grandi depositi della sapienza e della potenza creativa della natura che hanno traversato indenni la tumultuosa vincenda umana è ormai un privilegio raro. Quegli occhi che ci guardano dalla profondità non solo temporale della loro esistenza dobbiamo custodirli vivi anche per chi verrà dopo di noi…”  Mario Luzi

“I Parchi Letterari volume II, dal XVII al XVIII sec.”

a cura di Stanislao Nievo. Edizioni Abete (1991).

La storia del paesaggio italiano è un racconto che rivela un aspetto curioso dell’anima nazionale di fronte al Creato. Per lunga tradizione nel nostro paese il senso dell’esistenza pone l’uomo rigorosamente al centro di essa, sia religiosamente che laicamente. La natura appare come elemento di corona, di servizio e di possesso più che d’uso d’una condizione terrestre che procede evolutivamente e nella quale soltanto un’equilibrata ricerca di valori può condurre ad un atteggiamento morale ed estetico giusto.Questo libro è una guida ad alcuni luoghi che vanno salvati. Secondo volume d’una collana che ha preso il via dai luoghi cantati dai trecentisti, si estende al Seicento e al Settecento, i secoli che diedero nascita al pensiero scientifico moderno ma che conservarono anche un’attitudine fantasiosa dell’idea di natura, puranco negletta dai più. A questi lontani estimatori e ai luoghi che hanno celebrato, è dedicata quest’opera.

I Tre Cantastorie del Castello – Ermes di Colloredo, Ippolito Nievo, Stanislao Nievo”

A cura di Mariarosa Santiloni. Edito da Gaspari Editore (I e II edizione).

L’opera I tre Cantastorie del Castello – Ermes di Colloredo, Ippolito Nievo, Stanislao Nievo, curata da Mariarosa Santiloni. Vicepresidente dell’Associazione Parchi Letterari, per i tipi di Paolo Gaspari Editore, racconta la vicenda umana e letteraria dei tre scrittori che discendono dalla stirpe dei Colloredo Mels, per rami paterno e materno.Tutti e tre i “cantastorie” hanno vissuto e operato nel vecchio maniero, abitando in tempi diversi nell’ala cinquecentesca e i due ultimi, sempre in tempi diversi e per pura casualità hanno condiviso la stessa stanza.

DIARIUM, tra storia e memoria – immagini dell’Agro Pontino”.

A cura di Roberto Perticaroli.
Edito da Novecento in collaborazione con la Regione Lazio, il consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino, l’Associazione Culturale ROUTE ’66 e la Fondazione I. Nievo

Diarium: la “cultura materiale” dell’ Agro Pontino del ’900Roberto Perticaroli direttore del Parco Letterario® OmeroDiarium è parola latina che significa “registro del vitto” e nel tardo latino “registro giornaliero”. Divenuto oggi Diario vi si annotano e si commentano giorno per giorno gli avvenimenti che si ritengono più importanti. Memorie di semplici vicende quotidiane o di giorni che hanno fatto la storia. Personaggi illustri o illustri sconosciuti che hanno raccolto e registrato pagine di memorie della propria vita. Raccogliere con Diarium questi documenti della cultura materiale di ieri significa porre attenzione sull’evoluzione dell’attuale società.

Diarium apre le sue pagine sotto la torre civica di Sabaudia presentando un primo percorso espositivo tra storia e memoria, di immagini e testimonianze dell’ Agro Pontino. Dalla fine della Palude Pontina alla vita dei nuovi abitanti, giunti “dall’Alta Italia”, nella terra redenta, intorno alle Città Nuove, ai borghi e ai poderi sorti grazie all’opera intensa di migliaia di uomini …

“… c’è tutta l’umanità e l’ingegno del lavoro italiano, la straordinaria forza di applicazione d’ogni esperienza tra primitiva e modernissima …” (*)

Immagini e testimonianze, per un percorso culturale che, partendo dalla memoria, intende affrontare il presente ed il futuro. Un contributo per il recupero di una progettualità, che interpreti le risorse “autentiche” del territorio in termini socialmente ed economicamente validi ed attuali.

“Ripensando oggi alla carta d’Italia mi accade di cercare questo lembo di terra col suo vecchio disegno della palude, chiusa oggi nella rete dei canali, divenuto assai più grande per la storia umana che vi si sta accumulando …” (*)

(*) Corrado Alvaro, Terra Nuova, 1934

Altieri “da Fratta a Colloredo” un percorso nieviano.

Realizzato da ColoCret, Provincia di Udine, Comune di Colloredo di Monte Albano, Comunità Collinare del Friuli in collaborazione con DIGAS (Colloredo di M.A. – Udine).

Dall’introduzione di Stanislao NievoVenticinque passi dipinti da Fratta a Colloredo“lo vissi i miei primi giorni nel castello di Colloredo, il quale adesso è nulla più d’un mucchio di rovine”. ..o quasi. Storia mia, oltre che del Carlino Altoviti e dell’ autore delle “Confessioni”.

Personalmente giunsi al castello che avevo 10 giorni e pur girando per tanti anni tutti i continenti qui sono sempre tornato. E’ la mia casa, come lo è stata per il prozio Ippolito e la per famiglia Nievo da circa 200 anni, fino al giorno del terremoto. Poi le rovine e l’atteso ripristino, tra studi, progetti e campagne di restauro che in me hanno sviluppato un amore sempre più vivo per questo fantastico insieme.

Da allora, e anche prima, è stato un castello poderoso ed amato, scenico e dal misterioso Genius Loci.
Artisti, scrittori, poeti e musicisti qui hanno vissuto e l ‘hanno cantato in modo fertile. Oggi ce l’offre, pittorico e impressionista, Sergio Altieri.

Altieri è un pittore che ha vissuto parte della sua esperienza d’arte a Colloredo, alla maniera delle opere e dei personaggi di cui sopra, Altieri, a differenza degli altri, ha sprofondato Colloredo nei tempi dipinti “in cui l’era un gran caseggiato con torri e torricelle. ..”

Ora torno, nei ricordi e attraverso i quadri di Altieri, alle parole di Carlino Altoviti nella mia personale esperienza di viaggiatore per 50 anni in vari continenti. Ma il racconto c’è ancora, quello di Ippolito, come sempre: “In tutti i miei viaggi non mi è mai accaduto di veder fabbrica che disegnasse sul terreno una più bizzarra figura, rientrature e sporgenze da far meglio contenti tutti i punti cardinali ed intermedi della rosa dei venti”. Il castello è così, pur nello sconquasso geologico d’un quarto di secolo fa.

Si può, attraverso le immagini di Altieri, contrastate, piene di echi di colori forti continuare a illustrare questo luogo affascinante e poliedrico, come un teatro che ha scelto per fondale il tempo e per storia le vicende delle grandi costruzioni umane, dalla cucina all’alcova, dalle cantine ai saloni affrescati da famosi pittori.
Altieri, in 25 affascinanti passi dipinti, ci porta dentro la storia di un libro, “Le Confessioni di un italiano”, che qui nacque e arrivò fino al mare, a Venezia, in tanti paesi veneti ed oltre. Illuminando la nostra letteratura sui passi di un gruppo di straordinari personaggi, dietro la Pisana.

Ogni quadro accompagna un brano del libro.

E’ il cammino per tornare al castello e fissarlo nella memoria come qualcosa che appartiene ai sogni di tanti, di migliaia di lettori e ammiratori, attraverso una fila di generazioni. ..”o mia Pisana, tu pensi ancora, tu palpiti, tu respiri in me… “, nei pennelli di un artista che conosce Colloredo e la sua storia in una passeggiata dai colori d’arcobaleno.

Stanislao Nievo

“Mater Matuta”

di Stanislao Nievo, Marsilio Editore

La più antica madre di famiglia da cui noi latini siamo stati cullati e allevati è una Dea che viene dal vicino oriente, seguendo il corso del sole, fusione di Cibele, Astarte, Ino Leucotea e Aurora. Il suo nome è una costellazione di significati nascenti e protettivi: Mater Matuta.Oggi tale locuzione musicale è stata rimossa, rappresenta un tempo di civiltà femminile talvolta albeggiante sul Mediterraneo, anche se mai divenuto fiorente al di fuori dell’ambiente domestico e delle aree sacre votate alla femminilità. Mater Matuta precede storicamente la madre della Cristianità e ad essa tende per qualche assunto, ma non per altri. Mater Matuta è dolcezza e rispetto, abbandono e passione, pietà e furore nello slancio per la sopravvivenza dell’infante. Oggi questo simbolo ancora pulsante nelle nostre radici torna ad affiorare, anche in terre lontane come l’America dove la femminilità si apre al prossimo millennio con l’energia dilagante della personalità muliebre nella società del Duemila. Dovremo fare i conti nuovamente con Mater Matuta. Qui uno scrittore e un pittore, legando il loro segno, sono tornati nel tempo di questa regina antica raccontandolo con le parole e i colori.

“Il mondo di Cerere nella Loggia di Psiche”

di Giulia Caneva
Fratelli Palombi Editori.

L’analisi delle iconografie vegetali dei festoni che incorniciano la volta della loggia di Psiche, nella villa La Farnesina, è motivata dal loro molteplice interesse sotto il profilo artistico, storico e scientifico-naturalistico.Dal punto di vista artistico si può accennare all’importanza di quest’opera, progettata da Raffaello per Agostino Chigi ed eseguita, per quanto riguarda le rappresentazioni vegetali, dal suo allievo Giovanni da Udine nel 1517. Lo spirito innovativo che traspare è infatti collegato ad una nuova visione del mondo, dove viene superata la vecchia filologia medioevale, che pone l’uomo al centro dell’universo e la natura esclusivamente in sua funzione. In un’epoca di trapasso dal Medio Evo al Rinascimento, si può cogliere da un lato il legame con una cultura antropocentrica, in cui anche in un’ opera artistica le piante hanno solo un significato simbolico o puramente decoratico, dall’altro la tendenza verso una nuova cultura in cui gli elementi naturali assumono un ruolo ed un interesse autonomo.

“Indagine Archeologica nell’ala del Castello di Colloredo di Montalbano”.

A cura di Vinicio Tomadin

Il restauro di un castello dalle origini trecentesche come quello di Colloredo di Montalbano, che più di ogni altro panorama in Friuli fa parte del paesaggio, è un recupero di tradizioni e di arte. Ma è anche un recupero di storia sconosciuta.Il terremoto del 1976 aveva fortemente danneggiato Colloredo. Dopo circa 20 anni si sta procedendo, purtroppo con lentezza, al ripristino. Il sisma fra i grandi danni inferti ha però condotto alla riscoperta di infrastrutture sepolte fra le mura castellane, testimonianza di antiche configurazioni architettoniche. E al tempo stesso ha permesso un’indagine archeologica impensabile precedentemente in un complesso edilizio ben conservato com’era Colloredo fino al 1976.

“Ippolito Nievo, i giorni sommersi”

A cura di Fausta Samaritani – Marsilio Editore

La scia che ha lasciato dietro di sé un grande scrittore dell’Ottocento scomparso tra le onde del Tirreno, Ippolito Nievo, non è solo la traccia di un relitto in fondo al mare pur nella sua tenebrosa geografia, ma anche quella delle bolle di luce che salgono dall’abisso, altrettanto vertiginoso e oscuro, degli archivi e delle emeroteche. “I giorni sommersi” racconta il viaggio negli archivi e nelle biblioteche di sei città italiane, alla scoperta di documenti sulla scomparsa di Ippolito, il 5 marzo 1861, nel tratto di mare davanti alle isole napoletane. La storia dello scrittore garibaldino è un fiume di carte e documenti che scorre e non accenna a rallentare …Sono articoli e lettere, recensioni e saggi, critiche e apologhi raccolti da chi ha condotto la ricerca in questo volume, prima opera direttamente dedicata dalla Fondazione al personaggio che le ha dato nome.

NievoCast : il primo podcast su Ippolito Nievo. Un affascinate viaggio tra le vicende personali di Ippolito Nievo e le sue svariate attività di giornalista, poeta, novelliere, traduttore, romanziere e garibaldino. Ascoltalo!
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