Ippolito Nievo: la vita e le opere

1831 – Nasce a Padova il 30 novembre in contrada S.Eufemia, dal nobile Antonio, magistrato mantovano, e da Adele Marin, figlia del patrizio veneto Carlo e della contessa Ippolita di Colloredo, erede di un’ala del castello di Colloredo di Mont’Albano, denominata in seguito Ala Nievo. È qui che Ippolito, tra il 1857 e il 1858, scriverà, per buona parte, la sua opera più famosa: Le Confessioni di un Italiano.

1832-46 Infanzia e prima giovinezza, seguendo gli spostamenti paterni per gli incarichi in magistratura, a Soave, Verona, Udine, Mantova e Sabbioneta. A Soave, nel 1836, nasce il fratello Carlo.

1937 – 39 I Nievo si trasferiscono a Udine e soggiornano spesso a Colloredo, al castello. Nascono Elisa (1837) e l’ultimo fratello Alessandro (1839), che dal matrimonio con Anna Vivaldi darà origine all’attuale discendenza dei Nievo.

1841- Ippolito entra come convittore nel collegio del seminario di Verona e frequenta il ginnasio di Sant’Anastasia, in questo periodo si intensifica il legame con il nonno materno Carlo Marin, che in città ricopre l’incarico di Intendente di Finanza.

1847 – Dedica i primi componimenti poetici, tredici «Piccole poesie» al nonno Marin, modello per l’ottuagenario delle Confessioni. Frequenta il liceo a Mantova dove la famiglia risiede e diviene amico di Attilio Magri.

1848-49 – Fallisce a Mantova il tentativo di insurrezione contro gli austriaci, Nievo, entrato nella Guardia civica con l’amico Attilio, è costretto a lasciare la città e, sempre con Attilio, conclude gli studi a Cremona. Conosce e si innamora di Matilde Ferrari.

1849-50 – Volontario in Toscana, diventa amico di Andrea Cassa. Conseguita la licenza liceale, si iscrive alla facoltà di Diritto a Pavia, prosegue la relazione con Matilde con cui ha frequenti scambi di lettere ( circa settanta in nove mesi). Il padre viene trasferito d’ufficio a Udine, in seguito alla compromissione nei moti del ’48.

1851 – Si conclude l’idillio con Matilde, Ippolito porta a termine Antiafrodisiaco per l’amor platonico, breve romanzo scritto ” sotto l’impressione di avvenimenti spiacevoli e di rabbie puerili”, pubblicato nel 1956.

1852 – Si iscrive al terzo anno dei corsi di legge all’università di Padova. Compone carmi e liriche per le nozze di amici e conoscenti. Scrive il dramma l’Emanuele, pubblicato solo nel 1981 e stampa l’ode Il Crepuscolo. Riprende in mano l’Antiafrodisiaco a cui premette una nota che fa trapelare sentimenti diversi.

1853 – Escono su «La Sferza», giornale bresciano, due sue corrispondenze in difesa degli studenti di Padova. All’università, supera brillantemente quattro esami importanti.

1854 – Esce a Udine il primo volume dei Versi, raccolta di poesie pubblicate regolarmente su «L’Alchimista friulano», che l’autore dedica a Matilde Ferrari. Sempre su «L’Alchimista » esce a puntate il saggio Studii sulla poesia civile e popolare massimamente in Italia, subito stampato in volume.

Al Teatro de’ Concordi a Padova viene rappresentato il suo dramma in 5 atti Gli ultimi anni di Galileo Galilei.

1855 – Collabora con diversi giornali. Si conservano 300 articoli pubblicati su «L’Annotatore friulano» (Udine), «Strenna partenopea» (Napoli), «La Lucciola» (Mantova), «Il Caffè» (Milano), «L’uomo di pietra» (Milano), «Quel che si vede e quel che non si vede» (Venezia), firmati con vari pseudonimi, secondo l’uso del tempo: Todero, Un Sabeo, Sssss e Quello dell’Altra Volta, “…vere e proprie maschere d’autore attraverso cui Nievo conversa con un lettore ideale, individuato socialmente e ideologicamente”.

Pubblica il secondo volume dei Versi; su «La Lucciola» esce il racconto La nostra famiglia di campagna – Dipinture morali, e la recensione a Storia d’Italia narrata alle donne di Carlo Tenca, dove si firma con lo pseudonimo «Quirina N.»

Oltre al Conte pecorajo sta lavorando al nuovo romanzo Angelo di bontà. Si dedica anche alla stesura di un «libretto», rimasto incompiuto, probabilmente Consuelo, tratto dall’opera omonima di George Sand. A novembre si laurea a Padova.

1856 – A Milano, viene pubblicato il romanzo
Angelo di Bontà e su «L’Annotatore friulano» esce a puntate la novella Il Varmo, altra novella campagnuola che ha in mente di raccogliere in volume. Su «La Lucciola» pubblica Le maghe di Grado, a ricordo dei soggiorni estivi nella bella località marina. Il racconto L’Avvocatino, uscito su un giornale milanese, gli causa un processo per vilipendio alla Gendarmeria austriaca. Si difende brillantemente da solo. Prende consistenza l’amore per Bice Melzi d’Eril, moglie del cugino Carlo Gobio, con cui avrà, fino alla fine, un’intensa relazione epistolare che ci consegna un’appassionata collana di pensieri e riflessioni, su se stesso e sugli eventi a cui prende parte.

1857 – Sul giornale milanese «Pungolo», esce a puntate Le disgrazie del numero due, pubblicato in volume nel 1859 con il titolo Il barone di Nicastro. Scrive due tragedie: I Capuani e Spartaco. Pubblica sul femminile milanese «Le Ore casalinghe» La Sposa di Nino Saib, primo di una serie di racconti orientali. Per l’editore Vallardi, a Milano, esce Il conte pecorajo.

1857-58 – Quasi sempre al castello di Colloredo, scrive Le Confessioni di un Italiano. Il romanzo verrà pubblicato solo nel 1867, sei anni dopo la sua scomparsa – per l’affettuoso interessamento dell’amica Erminia Fuà Fusinato – dall’editore Felice Le Monnier che ne cambierà il titolo in Le Confessioni di un ottuagenario.

1859 – Scrive con impeto torrenziale poesie, racconti e saggi, tra cui il Frammento sulla Rivoluzione Nazionale, pubblicato postumo nel 1929. Su «La Ricamatrice» esce la traduzione di una ballata di Lemontov, e sei dei ventotto Canti popolari della Grecia moderna di Marino Vretos che ha tradotto. A maggio, si arruola tra i volontari dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi e partecipa alla seconda guerra d’Indipendenza. Ma l’armistizio di Villafranca è un duro colpo per lo scrittore. Congedatosi, verso la fine dell’anno è a Fossato di Rodigo con la madre e compone la maggior parte dei versi de Gli amori garibaldini, quasi un diario poetico della partecipazione alla guerra appena conclusa.

1860 – Il 5 maggio si imbarca a Genova con i Mille di Garibaldi, a Talamone l’8 riceve l’incarico di Vice Intendente, è imbarcato sul Piemonte; l’Intendente di Finanza Giovanni Acerbi, sul Lombardo con Garibaldi, gli consegna 14.000 lire delle 90.000 che sono la cassa della spedizione. L’11 sbarcano a Marsala, il 27 prendono Palermo. In una lettera a Bice scrive: “ Che miracolo! Ti giuro, Bice! Noi l’abbiamo veduto e ancora esitiamo quasi a crederci…noi soli, ottocento al più,… alla conquista d’una città contro venticinquemila uomini di truppa regolare”. I garibaldini diventano Esercito Nazionale di Sicilia e Nievo viene nominato Vice Intendente Generale delle Forze Nazionali in Sicilia, con il grado di capitano.
A Milano, per l’editore Agnelli, escono Gli amori garibaldini. Lo scrittore ha tenuto un diario di quei giorni: Il giornale della Spedizione, che invia a Carlo Gobio. Verso la fine di luglio sul giornale milanese «La Perseveranza» viene pubblicato il Resoconto amministrativo della prima spedizione in Sicilia, a firma dell’Intendente Generale Acerbi ma scritto da Nievo. A Torino è in atto una campagna che getta molte ombre sull’amministrazione garibaldina. A metà dicembre lascia Palermo.

1861 – Da gennaio a metà febbraio, si divide tra Fossato, Mantova e Napoli, dove, riceve l’ordine di partire per Palermo. Deve raccogliere tutti i documenti della contabilità e trasportarla a Torino. ll 4 marzo, Ippolito Nievo con i suoi uomini e tre casse di documenti si imbarca sul piroscafo Ercole diretto a Napoli. Non arriverà mai, l’imbarcazione fa naufragio al largo della penisola sorrentina all’alba del 5 marzo.


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