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Ippolito Nievo

Un uomo vissuto troppo poco, si potrebbe dire. Scomparso ad appena trent’anni, Ippolito Nievo è stata un meteora nel quadro complesso della storia risorgimentale italiana. Pur tuttavia il suo passaggio luminoso è bastato a fare di lui un simbolo, un mito, l’archetipo romantico del poeta soldato, idealista e senza macchi, una sorta di cavaliere leggendario- e allo stesso tempo un uomo di grande fascino, brillante e impetuoso- fermato in un attimo d’eterna giovinezza. Ma dietro all’archetipo disegnato dall’immaginario collettivo – enfatizzato dalla biografia di Dino Mantovani Il poeta soldato – Nievo nasconde una natura complessa che si esprime soprattutto attraverso la modernità sorprendente degli scritti. In questa direzione si sta muovendo la critica più recente- anche secondo gli atti del Convegno nazionale “Ippolito Nievo e il Mantovano”, Rodigo 1999 – che vuole restituire a Nievo la sua interezza di scrittore morale, così immenso nel contesto sociale e storico del suo tempo da legare le vicende personali a quelle della nazione

Il poeta soldato tuttavia non fu solo questo, era un osservatore acuto e obbiettivo della realtà che lo circondava, a cui si mescolavano passione e arguzia, fantasia e autoanalisi.
Ripercorrere la vita di Ippolito Nievo significa avvicinarsi a luoghi e date che ne punteggiano l’esistenza, indizi che permettono la ricostruzione del suo percorso umano fino all’essenza più segreta di uomo solo "che odiava la folla e amava la gente", come dice il pronipote Stanislao Nievo in un capitolo de Il prato in fondo al mare. L’ipersensibilità e lo spirito pungente del giovane ombroso dal carattere mutevole, la generosa passione patriota e i nervi saldi del soldato, la rabbia fredda del garibaldino osteggiato dall’inerzia mentale dei propri connazionali e dalla tiepida diplomazia dei governanti e ancora la matematica disciplina dell’Intendente di Finanza della Sicilia e la tenerezza esitante dell’innamorato, questo confuso cumulo di ruoli e di atteggiamenti in continua evoluzione costituisce la personalità inquieta dell’autore de Le confessioni d’un italiano.
Ippolito nasce nel 1831 a Padova dove il padre, discendente da un ramo di un antico casato vicentino, è uditore presso il Tribunale della città

La mamma Adele Marin, figlia del patrizio veneziano Carlo, vuole ricordare in Ippolito la sua mamma, contessa Ippolita di Colloredo che ha portato in dote una parte del castello di Colloredo di Montalbano.
Pur se padovano di nascita, Nievo divide il suo amore tra diversi luoghi che finirà per considerare ugualmente casa, in momenti diversi della vita, ma il posto più caro, quello radicato profondamente nel suo core è il Friuli. E’ lì che ama passeggiare, andando in visita ai vari parenti materni o solo per il gusto di "...fare quattro passi dentro mamma Natura", come diceva lui anche nell’ultimo periodo della sua vita in Sicilia.
È un gusto e un’attenzione che ritroviamo, più di un secolo dopo, nel pronipote Stanislao, scrittore anche lui. Mentre il legame con Venezia deriva dall’amato nonno materno Carlo che, in qualità di patrizio votante – solo da pochi mesi- nel Maggior Consiglio della Repubblica, aveva assistito alla caduta di San Marco per il tradimento di Napoleone.

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